mercoledì 6 gennaio 2016

Messaggio dall'Urbe. Roma Elettroacustica ACRE


Roma è una città difficile. Ancorata alle sue necropoli moderne vive confrontandosi con i suoi fasti millenari. E' splendida. Baciata dal sole è teatro di bellezza incantevole nelle sue albe, nel chiarore del tramonto. E' viva e brulicante di razze, meticciamenti, automobili ed è pervasa da un senso di resistenza ai poteri istituzionali che vi risiedono. Il Vaticano, lo Stato. Ogni cosa nella mia città è politica, mafiosa, burocratica, lenta e quasi irrealizzabile. 
Nel tempo la cosa che mi è apparsa sempre più evidente e che non basterebbe una vita intera per vederla tutta, per comprenderla, semplicemente per capire tutto quello che succede. A volte sembra pigra, a volte appare completamente addormentata e allo stesso tempo spesso esplode di novità di un'energia quasi folle. Lo sguardo che merita un più approfondito sguardo è tutto quello che succede sotto quella sorta di cappa di smog fatta di conservatorismo, clientelismo, istituzionalità.
Al di sotto di tutto questo centinaia di musicisti operano nei più vari settori creando una fauna dalle grandissime potenzialità spesso annichilita da un cortocircuito perenne fra chi propone e chi fruisce.
Ascoltare ACRE significa ricevere un messaggio. Musicisti dalla formazione solida e con la prerogativa di voler attingere al linguaggio dell'improvvisazione in maniera funzionale. Per cui non l'improvvisazione come pratica, ma come sintassi di costruzione di materia sonora che sonda le possibilità date dall'elettroacustica. Per cui non un progetto di noise (deriva che appare una sorta di cloaca maxima per molte avventure contemporanee) ma un progetto in cui la musica c'è nella sua forma più vera, fatta di comunicazione, costruzione e sviluppo. Una comunicazione forte che si fa linguaggio personale, visionario e lucido. E non posso non pensare all'archeologia industriale ancora viva e presente nella mia città, non posso non guardare la popolarità dei quartieri decentrati, e non posso non identificare questa musica con la realtà immanente della socialità espressa dalla contemporaneità di Roma. E tale è la forza della musica che si disvela il messaggio di sintesi possibili, di agguerrite costruzione di strategie altre. Coesione e trasformazione senza violenza, ma organicamente alla propria storia. Meraviglia millenaria in cui la musica di Acre si posizione in vetta, a guardare il tramonto con un paio di auricolari nelle orecchie per immaginare i suoni nuovi di un nuovo capitolo della  nostra storia.

Acre sono Ermanno Baron, Marco Bonini, Gino Maria Boschi
Li trovate qui http://www.acre.rm.it/

Marco Colonna

Nessun commento:

Posta un commento