mercoledì 20 gennaio 2016

OTTO SETTE SEI Roberto Del Piano



Il bianco della pagina su cui si comincia a scrivere è evocato dalla copertina di questo disco dell'etichetta improvising beings che devo ammettere io non conoscevo. Il quintetto coinvolto ha pieno diritto di ospitalità in questo blog. Primo perchè alle percussioni c'è un vero e proprio poeta delle percussioni cioè Marcello Magliocchi, fra i più determinati e coerenti improvvisatori nostrani. Poi la presenza della voce, che instaura un rapporto evocativo e antico, e il suo interprete è motivo per me di profondo interesse . Jean Michel Sschouwburg è improvvisatore potente e concentratissimo, che mette un bagaglio sconfinato di possibilità al servizio della musica, mantenendosi nel profondo spazio sonoro, dialogando in maniera paritaria trasformando se stesso e la musica , esplodendo , agendo, poetando col suono. Meraviglioso ascoltare le sue continue trasformazioni, documento di un lavoro di più di tre decadi sul suono, sull'improvvisazione e sulla sua estetica. Fra questi due fari c'è il violino di Matthias Boss, e la precisione del suo violino, l'umoralità controllato il sesnso profondo della definizione del silenzio. Contraltare strumentale al ruolo di Schouwburg, ne amplifica il carattere teatrale e dona al suono del disco una sua componente unica, enormemente europea, identitaria.
Paolo Falascone fa la sua magia (oltre che con il piano preparato) realizzando la registrazione e il mastering di questo disco che suona in maniera eccellente. Brilla di una definizione plastica, lontana dalle artefatte combinazioni di riverberi e spazi sonori. Il suono è materico, donando alla musica del gruppo uno spazio perfetto per essere fruita.
Con sagacia e malcelata strategia ho lasciato Roberto Del Piano per ultimo. I suoi interventi sul disco sono assolutamente perfetti, il suo suono riesce ad essere un tramite originalissimo fra mondo elettrico e mondo acustico, ogni particella del suono dei magneti del suo basso elettrico viene utilizzata in maniera costruttiva, architettonica. A lui si deve questo incontro, perchè nella miglire tradizione della musica improvvisata Roberto ha una visione. Vede la musica come un racconto di persone, e trova la sua massima realizzazione artistica nel riuscire a creare alchimie fra di esse. Una incredibile sensibilità umana sta alla base della riuscita di questi incontri. Questo disco ne è un esempio altissimo, che meriterebbe un' analisi approfondita, come meriterebbe un'analisi l'incapacità di riconoscere Roberto, Marcello e i loro sodali come maestri assoluti.  Da cui bisogna imparare, la determinazione, il coraggio, e la coerenza. Ovvero gli strumenti di base per agire verso la bellezza.

Scoprite le perle di Improvising Beings qui http://www.improvising-beings.com/

Condividete la visione di Roberto su un progetto che singolarmente ha molti punti di contatto con questo blog (geograficamente...) http://www.orchestratai.com/ 
La TAI è un fenomeno di cui si dovrebbe parlare di più...questo anno sarà il terzo festival, i musicisti coinvolti sono una vera e propria comunità e basterebbe comprendere la grandezza dei tre triumviri (insieme a Roberto Del Piano, Roberto Masotti e Massimo Falascone) per comprendere le potenzialità di questa piattaforma.

Marco Colonna

1 commento:

  1. Credo che essi meritino uno spazio e un viaggio molto sostenuto con le libera ricerca artistica di livelli non ha più in Italia. grazie della segnalazione e della definizione di musica come raccontarsi di
    di persone che ricostruisce valori poetici e narrativi nel suo linguaggio, come nella migliore tradizione orchestrale moderna. bellissima presentazione.Mpia Quintavalla

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