lunedì 29 febbraio 2016

L'IMBARAZZO DEL MESTIERE : Il Musicista (di Francesco Cusa)


E' molto difficile giungere alla maturità con un fardello sulle spalle. Fardello che è portato di mille vicissitudini: di vita, caratteriali, di gioie e delusioni. Parlano le decine di dischi, ti chiederai. Parlano l'esperienza, la dignità, gli anni di insegnamento, ti dici. Parleranno gli anni spesi, i mesi e i giorni, e con ciò cerchi una forma di quiete. In Italia, questo sistema di relazioni musicali, nello specifico quello del rapporto con "l'industria concertistica", mostra la sue indecorose zanne, fiaccando ogni anelito, inibendo ogni velleità. E' molto difficile rimanere algidi e distaccati quando viene minata la tua dignità alla base e sovente mortificato il tuo diritto d'espressione. E' un immane "blob", una informe Cosa amorfa e priva di ogni logica, Scimmia del Mercato, mostro-significante che valorizza la perdita del tuo decoro, questo schizofrenico sistema di contatti che sovente è parvenza di professionalità. Li raccomando poi, i "professionisti", commercianti con velleità malcelate, speculatori o nella migliore delle ipotesi ingenui "parvenu" alla ricerca del disgraziatissimo "Bello" o del fantomatico "Swing".
Il rispetto è cosa importante. Quello per se stessi, in primis. Per cui occorre tenere a dritta la barra del timone, per quanto è possibile. Il gioco perverso ti costringe ad esternazioni forzate, infantili, patetiche. Può succedere, non occorre drammatizzare. Ai miei allievi dico solo una cosa: "voletevi bene". Poi dico anche: "non abbiate mai paura di dire quel che pensate. Sempre". Ecco la citofoniera di un palazzo disabitato. Nomi e cognomi. Citofonare. Questa non è decenza; occorre con dignità drizzare la schiena e andare avanti con rinnovato vigore.

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