venerdì 26 febbraio 2016

Non coltiviamo un sogno...in apnea lo siamo - Alberto Masala-





Una delle cose che mi riempie il cuore di senso ed orgoglio è avere come amico il poeta Alberto Masala. Con lui ho conosciuto una voce che non smette mai di cantare. Creando in me la profonda convinzione che il canto non si può fermare.
La sua vita è trascorsa solcando i mari tempestosi della rivoluzione culturale in Italia, approdando ad una contemporaneità che dimentica quanto e da chi sia stato fatto molto del lavoro che le politiche inette degli ultimi trent'anni ci stanno portando via sotto il naso. Mi ha accolto molte volte nella sua casa, e non c'è stato momento in cui io potessi esimermi dall'intraprendere un viaggio insieme a lui.
La conoscenza, la sintesi, lo sguardo lucido e coerente al momento. Gli interrogativi mai sopiti, il lavoro di ricerca e scambio con generazioni lontane dalla sua.
Una vita difficile ma piena e rigonfia di significato.
La poesia.
Quella capacità di sintetizzare un universo in un brandello di inchiostro su carta. Il ritmo dell'emozione, il canto dell'amore degli uomini per gli uomini. Arte suprema ed esercizio logorante a cercare di spogliarsi del non necessario.
Alberto possiede una voce profonda, un suono di pietra e maestrale , tempio della sua terra, la Sardegna di cui lui è cantore critico e instancabile.
Ha un senso del ritmo perfezionato in migliaia di performance e reading e veri e propri concerti.
Il suo canto non si spegne nella copertina di un libro, lui ne fa strumento di azione, di movimento. Un canto di liberazione, un canto che abbraccia gli uomini e sostiene le lotte degli stessi per trovare un posto in questo Mondo. Non smerciando facili slogan rassicuranti, ma con lucidità e analisi. Con competenza e passione.
Un canto che troppo pochi conoscono, che ancora si stenta a comprendere nella sua grandezza.
Un canto che si fa grido in opere come Taliban (libretto scritto per sostenere le donne del RAWA Revolutionary Association of the Women of Afghanistan ) in cui la poesia si fa trasformazione, in cui la privazione si fa resistenza.  
Canto che si fa lucido e teoretico nel magnifico libro Geometrie di Libertà, in cui l'analisi dell'opera artistica si dipana dentro quattro interviste realizzate in venti anni.

Io penso che un canto come il suo si debba includere nel nostro lavoro. Che non dovremmo solo cercare l'esotico seppur fondamentale lessico di Amiri Baraka, o di Cooper Moore quando noi abbiamo tanta grandezza. Quanto siamo miopi, e colpevoli del fatto che nascondiamo il nostro desiderio di normalità dentro strategie di rivoluzione di altri.  
Quel canto ci appartiene. Ne abbiamo bisogno.
Non dobbiamo essere sordi , ma realisticamente combattere in questo tempo, in cui necessitiamo poesia. In cui abbiamo bisogno di un poeta come Alberto Masala.

Marco Colonna

http://www.albertomasala.com/

1 commento:

  1. Grazie Marco!!!
    anche se sai che mi imbarazzo quando qualcuno scrive così di me - anche tu mi sei prezioso e conservo la felicità dei nostri lavori insieme - che ricordo uno per uno nella loro fortunata bellezza - grazie.
    Ma non mi sento unico né speciale: tutte le persone con cui lavoro o che mi circondano sono così... anche tu.

    Una nota sul testo che hai scelto: "ed il bambino..."
    Ha quasi vent'anni, è del 1997 - L'incisione è dal vivo per il disco "Proveniamo da estremi", voluto e curato da Paolo Angeli per Erosha.
    Batto ossessivamente dei legnetti (Fabiola Ledda quelli più scanditi). Voglio dirti perché.
    Come sai, penso che recitare o interpretare un testo, a mio parere, tolga direzione, immediatezza e senso alla sostanza. Io leggo e basta. Quello che è. E così deve arrivare. Poi, sopratutto lì, non potevo falsare le domande di un bambino e tanto meno le risposte. Volevo che fossero "il più vere possibile".
    Per questo mi sono sottoposto ad uno sforzo fisico (dato dall'intensità dei battiti) mentre leggevo. Un trucco per non concedere nessuna mediazione al narciso dell'interpretazione. Infatti, come puoi immaginare, leggere e battere insieme non ti lascia spazio per altro. Spero di esserci riuscito.
    Ti abbraccio ancora. Grazie.
    A.

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