giovedì 5 maggio 2016

Chiamata dal futuro

Sono stato assente da queste pagine per piu' di un motivo. Alcuni sono della sfera del personale il cui risultato e' una profonda ritrosia nello scrivere. Altri legati ad un periodo di analisi del contesto in cui noi "creativi" ci muoviamo. Le analisi non sono rosee ma coinvolgono studi di teoria sociologica post coloniale e sarebbe barboso mettersi a scrivere a sintesi ancora a divenire.
L'occasione  per tornare a scrivere su geografie e' un concerto a cui ho assistito ieri sera che propone un discreto numero di interrogativi. Ma alcune splendide considerazioni , da cui mi sento e da cui voglio  partire . Il trio che si presentava al B Folk (nel cuore del quartiere Centocelle a Roma ) e' formato da Eugenio Colombo , Ettore Fioravanti  e Pierpaolo Marrtino (ospite nell'Urbe per impegni legati all'Università  di Roma Tre). La musica del trio si e' tinta di colori forti , che spesso hanno strizzato l'occhio ad un certo rock progressivo, ma proiettate sempre verso universi contemporanei dalle ance di Colombo ed impreziosite dal cristallino suono del suo flauto. Il drumming di Fioravanti svela sempre la sua profonda
concezione architettonica della batteria , il suo suono potente e' fatto di colpi precisi dalla simmetria perfetta , ed il suo uso dei cimbali e' un rafforzativo del suo imporsi nello spazio sonoro. Pierpaolo Martino suonava la chitarra baritono con un largo uso di elettronica ha dimostrato sempre capacita' di relazione ed empatia, nonche' di gestione strutturale . Sicuramente un trio ben assortito all'interno della musica del quale si riconoscono passati comuni che emergono nel corso dell'improvvisazione.
E fino a qui tutto bene.....
Le note meno nobili vengono dalll'affluenza di pubblico in un club che dalla sua apertura pochi mesi fa ha dimostrato la necessita' di sostenere e divulgare le espressioni meno codificate e piu' creative della scena musicale italiana.  Per cui in qualche modo un tempio per i cultori dell'underground...che a conti fatti non devono essere poi molti. Le considerazioni si allargano al contesto territoriale. Il quartiere Centocelle ha gli abitanti di Dublino. Come dire che potrebbe essere in qualche modo un bacino di utenza interessante per le attivita' culturali di proposta. Ma qui si apre un altro capitolo. Cosa e' la cultura e quale la sua funzione all'interno del sociale. Al di la' dei proclami per il suo ruolo fondamentale a cui sembra  riferirsi una certa élite nostrana , dimenticando che essere fondamentale vuol dire assolvere ad un ruolo necessario la cui necessita' non e' economica ma appunto culturale. Ovvero diviene rappresentanza artistica di relazioni, domande e necessita'  di una comunita' umana di riferimento. E che i contesti sociali  a cui ci si rivolge sono contesti protetti che per definIzione non interagiscono con la maggioranza problematica della comunita'. Il problema e' diffuso e ostico. Ma c'e' anche un'altra considerazione . Due su tre dei musicisti di ieri sera sono insegnanti al conservatorio di Roma. Non suonano molto ma sono apprezzatissimi didatti e in qualche modo rappresentano la storia di questa musica che chiamiamo jazz in  Italia . La chiamo jazz perche' cosi' si chiama il dipartimento del conservatorio, con questa etichetta molte scuole si vendono corsi e masterclass, sotto questa parola si e' creato un mercato di una musica che affonda la sua necessità  nella comunita'. Nella trasmissione generazionale delle conoscenze , nell'inclusivita' culturale , nella lotta sociale . Così per dire che il mercato crea finte necessità  a cui ci asserviamo senza coscienza critica alcuna. Ieri sera ho visto almeno due maestri della mia comunita' con personalità,  unicità, e desiderio di parlare ad un pubblico  Eugenio Colombo e' un musicista fondamentale per gli improvvisatori di tutto il Mondo, ma a lui dobbiamo anche l'occupazione della scuola popolare di musica di Testaccio e la creazione dell'Instabile . Ettore Fioravanti e' si il batterista storico di Fresu , ma anche un compositore ed improvvisatori con pochi eguali. Io con loro mi passo una generazione.  Mi spieghino ora i teorici della cultura ufficiale cosa significa che condividiamo gli stessi palchi e le stesse problematiche. La nostra cultura necessaria e' resistere alla barbarie. La nostra cultura necessaria e' un'arte militante che sappia costruire strategie lontane da voi. La nostra cultura ha dei maestri come quelli che si sono esibiti ieri sera sul palco del B Folk. 

Marco Colonna

Art by Francesca Gallo

Nessun commento:

Posta un commento