sabato 15 aprile 2017

Perchè Rahsaan....Black Inventions : Root Strata

Sono molti mesi che diserto questo spazio. Vuoi perchè lo scrivere è cosa che diviene necessità solo in alcuni momenti, vuoi perchè il dramma dei social è quello di attrarre tempo ed attenzione privandone spazi ben più meditativi. E forse si avvicina il momento del Seppuku virtuale.
Non avrà il senso e la potenza di quello di Mishima (che non fu virtuale...ma realissimo), ma matura in me l'idea per cui quello che era un assoluto strumento di eversione sia diventato la casa per la conservazione. Tutti i contenuti sono vincolati agli algoritmi, tutti i contenuti sono vincolati ad una censura che limita i fruitori degli stessi. Vale sempre che se postassi foto di teneri felini avrei dieci volte i contatti di quando posto contenuti importanti e che potrebbero far scaturire delle reazioni.
Anche la solitudine di certi luoghi mi spaventa. Nel nostro desiderio di comunicare abbassiamo la guardia ed entriamo in competizione, alimentiamo l'invidia smettiamo improvvisamente di essere umani, ci trasformiamo in bestie virtuali, assetate di confessioni private, di scampoli di vita altrui di relazioni superficiali e quasi sempre ammantate da una grande falsità. Ed in cambio di questa finta relazionabilità abbiamo il controllo, la coercizione, la guida. E se pur a malincuore, gli spot della colonna a destra di Facebook, testimoniano momenti del nostro essere consumatori, in qualche modo ci identificano, ci analizzano e ,scusate la ripetizione, ci controllano.
Questo preambolo per affrontare l'analisi di un lavoro di Roland Kirk, che mi appare estremamente calzante al discorso. I media hanno costruito intorno alla figura di Kirk un generoso ambiente di grottesco, riducendo molti dei suoi lavori a coreografie musicalmente superficiali.
Scoprire nei meandri del suo lavoro questo disco : BLACK INVENTIONS : ROOT STRATA significa rimettere i valori al loro posto.



 


Un album in solitaria per uno dei grandi inventori del suono moderno, portato all'estrema conseguenza del lavoro con più strumenti contemporaneamente, accompagnato in alcuni brani dalle sole percussioni, un disco in solo che si trasforma in archetipo della leggenda afro americana.
Sicuramente un lavoro che anticipa il Julius Hemphill di Dogon A.D. e di molta della produzione dell'Art Ensemble of Chicago con la grande differenza che le intuizioni erano spirituali prima che intellettuali. Trasformarsi nella storia del proprio popolo, officiando un rito metropolitano da one man band, da parte di un artista cieco (ma visionario) , virtuoso in una maniera unica in cui l'africa, il blues, le melodie klezmer, le danze popolari, la musica classica vengono mescolate in una sorta di vocabolario delle comunità americane in lotta per l'affermazione della propria identità.
Il tutto fatto al respiro dell'uomo, fuori da ogni contesto possibile del tempo, in anni in cui il mercato spingeva per ampliare il pubblico attraverso esperimenti elettrici, in cui molta della produzione era frutto di un' ibridazione commerciale.
In questi giorni insieme al maestro Eugenio Colombo e al mio amabile sodale (ma maestro anche lui) Ettore Fioravanti stiamo lavorando ad un progetto dedicato a Kirk. E' venuto spontaneo ricercare nelle trame della sua musica l'essenza del pensiero, l'assoluta indipendenza di azione e bagnarsi al mare del suono , delle intuizioni, della forza comunicativa ...Quello che ne stiamo avendo indietro è la percezione che dentro la musica di Rahsaan Roland Kirk ci sia una chiave per interpretare la realtà musicale che ci circonda. In un momento in cui remare contro è sempre difficile, e in cui resistere si fa sempre più oggetto di ricerche cabalistiche, pensare di poter creare una musica che abbia lo spirito guida di chi in sè ha sintetizzato ogni melodia, ogni eco passasse vicino a lui ci rende forti, e sicuri di una proposta che ha questi intenti. La religione dei sogni di Kirk è spiritualmente ciò che i Coltrane Changes sono armonicamente , che l'histoire du soldat  è per la poesia in musica, che Basquiat è per il colore. A questa religione ci appelliamo. A questo sentire insieme che facciamo riferimento. Fuori dalla competizione e fuori dall'immagine..Fuori da questo tempo. In altri modi, con altre volontà.
L'invito è di scoprire o riscoprire Roland Kirk a quarant'anni dalla sua morte. Attraverso i suoi dischi e chiudere gli occhi e abbandonarsi al suono per capire un pò di più di noi stessi.
Marco Colonna

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